giovedì 14 aprile 2016

Atti 9,1-20 La "conversione" di Paolo



Nella Bibbia i versetti di Atti 9,1-20 vengono intitolati come la “conversione” di Paolo, ma a me ciò non convince. Prima di tutto, come forse ho letto da qualche parte, quella di Paolo non è una conversione ma una “illuminazione”: ai testi della Scrittura che egli ben conosceva; su ciò che credevano i primi seguaci di Gesù. Poi, proprio in Atti 9,3, l’esperienza di Paolo ci è descritta come una illuminazione: “sfolgorò intorno a lui una luce dal cielo”. In terzo luogo, concordo con quanti sostengono che questo brano non sia stato inserito per descrivere l’esperienza di Paolo durante il viaggio verso Damasco che viene ripresa in modo diverso altre due volte nel libro degli atti; bensì sia collegato agli episodi adiacenti dei capitoli 8 (il battesimo dell'eunuco Etiope - Atti 8,26-39) e 10 (il battesimo del centurione Cornelio - Atti 10,1-47). 

Molti citando questi brani, parlano di conversione; potrebbe essere anche corretto, però non voglio fare l’analisi del termine conversione, ma.... 

quello che comprendo è che i tre protagonisti dei suddetti episodi, leggendo attentamente, sono persone che credono in Dio, leggono o conoscono le scritture, pregano o sanno pregare (Cfr. v. 8,27 “l’Etiope venuto per il culto a Gerusalemme”, v. 9,11 “Paolo è in preghiera”, v. 10,1 “e pregava sempre Dio”)

Allora cosa cambia nella loro vita? Cosa cambia nella vita di coloro a cui sono inviati, di coloro a cui viene chiesto di andargli incontro? 

Secondo me, questi brani sono storie che descrivono cammini spirituali, percorsi di vita, incontri tra persone che si spostano ispirate, mosse da voci e visioni. Sono storie di incontri, di comprensione, di accompagnamento, di reciproco insegnamento… tutti e tre i personaggi ricevono il battesimo, quindi sono storie di battesimi e di ripresa del cammino, illuminati dallo spirito, annunciando “la buona novella di Gesù” (v. 8,35).
Sono tre vite diverse, i tre brani sarebbero da approfondire esegeticamente tutti e tre. Però li accomuna la dinamica dell’incontro con gli inviati da parte di Dio, il confronto che si istaura tra le parti, il battesimo… Il dono Spirito Santo che cambia le loro vite. 

I nostri personaggi sembrano avere tutti e tre delle difficoltà, più o meno evidenziate nel testo, da risolvere.
L’eunuco leggeva il rotolo del Profeta Isaia, ma non capiva ciò che leggeva, aveva dubbi sui come interpretare i testi e forse desiderava essere istruito, troverà Filippo che di sua iniziativa si informerà lo accompagnerà sul carro spiegandogli le scritture e annunciandogli la buona novella di Gesù, il Kerigma  (Cfr. 8,30-40).  

Del centurione non conosciamo esattamente le sue difficoltà, ma “l’uomo in splendide vesti” lo rassicura dicendogli: “Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere…” (v 10,31) e la soluzione sarà l’incontro con Pietro e l’ascolto del Kerigma sulla vita, passione, morte, resurrezione di Gesù e la remissione dei peccati (vv. 10,36-43). Forse attendeva proprio questo annuncio di Grazia. 

Paolo era rimasto cieco, dopo essere stato avvolto dal quella luce, e forse aveva da dare risposta a tanti interrogativi sulla vera identità di Gesù. Lo aiuteranno per primi i sui compagni di viaggio accompagnandolo a Damasco, accompagnandolo per mano. Lo aiuterà Anania che imponendogli le mani eliminerà la cecità dai suoi occhi e sicuramente rimuoverà i suoi interrogativi sul Cristo, e gli mostrerà sotto nuova luce le Scritture che Paolo già conosceva (Cfr. v. 9,19).  Ecco perché insisto che Paolo è un illuminato! 

Ma frutto dell’incontro e dell’annuncio della ”buona novella” in tutti tre brani, è il dono dello Spirito Santo ed il Battesimo che cambia le loro vite, sia dei protagonisti sia degli uomini ad essi inviati:

L’eunuco prosegui pieno di gioia il suo cammino. Mentre Filippo, dopo aver battezzato colui che secondo il Deuteronomio non sarebbe entrato nella comunità del Signore (Dt 23,2), predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa (Cfr. vv. 8,39s). Filippo così sperimenta quanto poi, l’autore degli Atti, farà esclamare a Pietro nel cap. 10.  

Infatti, dall’incontro con il centurione Cornelio ed i suoi, che ricevono lo Spirito Santo ed iniziano a “parlare lingue e glorificare Dio” (v. 10,46), Pietro comprende ed afferma “che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (Atti 10,34-37).  

Tornando all’episodio di Paolo, Anania dovrà vincere le sue paure e fidarsi di quanto aveva ricevuto in visione. Fidarsi di colui che sa leggere i cuori ed andare incontro a Paolo non più vedendolo e chiamandolo nemico, ma come fratello (ma è una sua iniziativa chiamarlo ed accoglierlo così Cfr. vv. 9,13-17). Per Paolo, dopo il battesimo ed aver trascorso alcuni giorni con i fratelli di Damasco (Cfr. v. 9,19), quindi ancora accompagnato e seguito dalla comunità, il primo effetto dello Spirto Santo sarà l’andare nelle sinagoghe e proclamare che Gesù è Figlio di Dio (Cfr. v. 9,20).

Quindi no conversioni, ma storie di incontri, di accompagnamenti per la via che diventano accompagnamenti spirituali; storie di fede, di uomini a cui viene annunciato Gesù Cristo. Storie di uomini e donne in ricerca del nostro tempo.  Storie di discepoli che oltre ad ascoltare la voce di Dio, sappiano andare oltre, metterci del proprio nel proclamare la “buona novella”, quell’annuncio di Grazia attraverso il quale Dio trasforma chi l’accoglie.  

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